sabato 11 settembre 2010

Popper, parte 1.

Premetto che l'unico libro di Popper che io abbia mai letto nella mia - tutto sommato inutile - vita è stato Miseria dello storicismo. E già qui qualcuno potrebbe storcere il naso: "non hai veramente letto quel libro di Popper, ma solo una sua traduzione"; che dire?, eccezione ineccepibile. Peraltro vi sono stato costretto: dal momento che mi autoproclamo marxista e comunista non ho potuto non fare i conti con uno dei libelli di critica al marxismo più (e peggio, e più a sproposito) citati dai ""liberali"".
Del Popper epistemologo e/o filosofo della scienza ho leggiucchiato solo i pochi brandelli (o meglio una loro traduzione) riportati da Geymonat, da Feyerabend e dal manuale di filosofia del liceo; il resto è, infine, mero sentito dire, voce di corridojo.
Quando, dunque, nel seguito userò locuzioni del tipo "Popper ha affermato che [tale proposizione]" si dovrà intendere che a Popper viene - diffusamente e volgarmente - attribuita l'affermazione in base a cui [tale proposizione]; non parlerò, dunque, dell'uomo Popper in carne ed ossa, ma della sua posticcia trasposizione nell'immaginario collettivo.

Un ottimo punto di partenza in tal senso può essere la solitamente mediocre wikipedia in idioma italico. In effetti alla voce falsificabilità oggidì leggesi:
Il criterio di falsificabilità afferma [...] che una teoria, per essere controllabile, e perciò scientifica, deve essere "falsificabile": in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti, secondo il procedimento logico del modus tollens (in base a cui, se da A si deduce B, e se B è falso, allora è falso anche A). Se una teoria non possiede questa proprietà, è impossibile controllare la validità del suo contenuto informativo relativamente alla realtà che essa presume di descrivere.
Partiamo dunque da questo pasticcio.
In questa puntata pilota potrebbe essere simpatico chiedersi qualcosa di facile: quando è possibile falsificare una teoria?, o, meglio ancora, semplificando ulteriormente: quando è possibile falsificare un'affermazione?, di qui mi ripropongo di arrivare alla risposta """esatta""" (quando è molto elementare (in gergo: monoteorica)) e - molto modestamente - alla tesi Duhem-Quine (ed ai rilievi di Lakatos).

Per prima cosa prendiamo l'affermazione (i): "il mio gatto è bianco".
Mettiamo subito da parte i problemi di senso più estremi tipo cos'è l'io? o cos'è il possesso?, altrimenti famo notte.
Mettiamo da parte anche dubbi del tipo: non potrebbe darsi che tu non abbia alcun gatto?, no, ce l'ho, non rompere i coglioni.
Altri problemi sono facilmente aggirabili: se ci si chiede per esempio: perchè un gatto sia bianco è forse necessario che siano bianchi anche i suoi organi interni?, posso riformulare il tutto in termini del colore del suo pelo; e se a quel punto ci si chiedesse: che vuol dire che il pelo di un gatto è bianco?, e se c'è la famigerata macchia nera sul muso? posso precisare meglio la definizione nel senso di richiedere che il pelo sia completamente bianco, ossia che ogni singolo pelo del gatto sia bianco; e così via, passando per quando?, in che condizioni di luce?, chi discriminerà tra bianco e non-bianco? etc.
Supponiamo di aver risolto tutti questi problemi. A quel punto possiamo essere d'accordo sul fatto che l'affermazione iniziale - opportunamente rivisitata - sarà provata falsa, ossia falsificata, se e solo se il nostro arbiter biancorum avrà trovato anche un solo pelo non-bianco.

Che succede, invece, con l'affermazione (ii): "il Maksim Gorkij è più veloce della Ferrari Testarossa"? Sulle prime si potrebbe pensare che tra (i) e (ii) non vi sia nulla di sostanzialmente dissimile.
Anche qui ci sono i soliti problemi cosmici di senso, da quelli relativi alla definizione di velocità, a quelli concernenti il processo di misura, fino a cose più ineffabili tipo: perchè posso confrontare la velocità di un aereo e quella di un'automobile?, oppure: che senso ha parlare di velocità globabe di un corpo che contiene parti in movimento relativo tra loro?, che può portare a: ma gli atomi che compongono i gas di scarico dell'automobile fanno o meno parte della stessa?, etc.
Anche qui, inoltre, affinchè l'affermazione abbia ""completamente"" senso è necessario riformularla in maniera più precisa, specificando dunque a quale esemplare di Testarossa ci si riferisce, ricorrendo per esempio alle velocità massime o medie rilevate in occasione di ben determinate crociere, etc.
Una volta che tutta questa roba qui è stata messa a posto in qualche modo - ovvero precisando meglio laddove si può, e facendo finta di niente laddove non si può - apparentemente la falsificazione di (ii) sembrerebbe un'operazione molto semplice: (ii) sarà stata provata falsa se e solo se, confrontando i numerini esprimenti la velocità della Testarossa e quella del Gorkij si sarà riscontrato che il primo è maggiore del o uguale al secondo.
Peccato, però, che alcune differenze significative proprio non possano essere ignorate.
Per esempio, a differenza del primo caso, in cui posso tosare il mio gatto, impacchettare tutti i suoi peli, spedirli al nostro arbitro e lascargli decidere se sono tutti bianchi oppure no, qui sto facendo delle misure indirette: la velocità della Testarossa sarà ricavata contando i giri compiuti da una ruota (in tutto questo sto ignorando un bel po' di cose, dal rotolamento con strisciamento alla deformabilità e variazione di pressione delle gomme, passando probabilmente il differenziale, etc.) e moltiplicando per 2πR e dividendo per un tempo, mentre quella del Gorkij è determinata misurando la velocità di scorrimento dell'aria in un tubo di Pitot; mi sto dunque servendo di un enorme bagaglio di teorie (sicuramente la geometria, la meccanica classica e la fluidodinamica), senza le quali non posso tirar fuori alcun numero.
Perchè, dunque, possa pensare di aver falsificato definitivamente (ed è qui che giace quella crucialità cui si allude nella locuzione experimentum crucis) l'affermazione (ii) devo ritenere che il suddetto bagaglio sia sempiternamente ed indubitabilmente vero; ma qui il buon vecchio Popper interviene a gamba tesa, e mi dice che non posso farlo - benchè poi, a mio modestissimo parere, introducendo la storiella della "corroborazione" il nostro si sia de facto rimangiato buona parte della sua critica alle idee degli amici verificazionisti.
Per cui, come stanno le cose in ""realtà""?
Ho presentato alla natura un pacco regalo contenente geometria, meccanica classica, fluidodinamica, etc. e la mia affermazione (ii), e quella mi ha gentilmente risposto: incoerente. Pretendere che la natura mi dica pure dov'è l'inghippo sarebbe come ammettere che non mi va di fare un tubo, cosa che peraltro generalmente ammetto a cuor leggero. C'è, dunque, ""qualcosa di sbagliato da qualche parte"", ed il bello è che può trattarsi tanto di (ii) quanto di una qualunque delle ""conoscenze di sfondo"" utilizzate per poter tirar fuori dei numeri dall'esperimento. Popperianamente dobbiamo concludere che fino a quando le suddette conoscenze di sfondo staranno in piedi - o quanto meno saranno legittimamente "applicabili ai fenomeni" coinvolti nel nostro esperimento - il Gorkij sarà stato più lento della Testarossa. Poi chissà...

4 commenti:

qubrick ha detto...

Carissimo, ti ho letto.
Adesso sto leggendo qualcosa di filosofia della scienza; mi riservo di risponderti entro una manciata di giorni.
Intanto, ti ringrazio: tu e il De Gregorio mi avete dato una nuova spinta per tornare a riflettere su argomenti che non bazzico da qualche anno.

atlantropa ha detto...

Ciao.
Lakatos dovrebbe aver detto qualcosa tipo che i pesci sono a loro agio nell'acqua pur senza capire un tubo di idrodinamica; nella metafora, i pesci sono gli scienziati (o meglio: i fisci; gran parte degli epistemologi, nel discettare di scienza, fa riferimento quasi eslusivamente alla fisica - o comunque alle cosiddette scienze dure - e non alla scienza in generale), l'acqua è la scienza (idem).

L'idea interessante celata in quella frase - idea su cui probabilmente neppure lo stesso Lakatos converrebbe - è che l'epistemologia non potrebbe influenzare la scienza più di quanto possano farlo la poesia o il poker - il che, attenzione, non vuole automaticamente dire che detta influenza sia zero; anzi: qualcuno è addirittura arrivato a parlare di metafisiche feconde (e forse la stessa complementarità di Bohr andrebbe riguardata come tale).

Una ""verifica"" di questa ipotesi potrebbe essere la seguente: nell'intera "Storia della Scienza" in IX vol. della Treccani, il nome Popper (Karl) non è riportato più di quattro o cinque volte - o almeno, così attesta l'indice dei nomi.

Personalmente ritengo estremamente improbabile che una persona completamente a digiuno di strutture algebriche non commutative possa anche solo immaginare la portata della decisione di Heisenberg di rappresentare impulso e posizione come matrici che non commutano. Per cui mi sono fatto l'idea che le migliori riflessioni dei migliori epistemologi possano essere comprese solo a valle di uno studio delle teorie (o dei paradigmi) intorno a cui sono sviluppate, e collateralmente ad uno studio storico della scienza.

In ogni caso, Popper è chiaramente figlio del suo tempo; per dirne una, inizialmente rigettò l'idea che le teorie su base statistica potessero essere falsificabili (quelle, dunque, finivano per essere considerate, se non proprio ciarpame metafisico, comunque scienza di serie b). Verrebbe da dire che lo storicismo si è preso una bella rivincita su di lui (1 a 1, e palla al centro).

Mr. Tambourine ha detto...

Mi sono sentito troppo ignorante a leggere 'sto post.

atlantropa ha detto...

Ciao 3,
ti sbagli, e ti spiego perchè.

Innanzitutto perchè questo non è un blog, ma semplicemente un deposito dove potersi dilungare su questioni secondarie/collaterali rispetto ad una discussione di partenza, che sta avvenendo in altra sede - questioni che sarebbe inopportuno pretendere di affrontare in quella stessa sede, ma che dispiacerebbe lasciar cadere.
Dunque si parte, per così dire, in medias res, dando un numero minimo di informazioni che sono ritagliate sul profilo del possibile interlocutore.
Nella fattispecie, questo "problema Popper" nasceva qui.

Poi perchè anch'io quando mi trovo ad assistere ad una partita a tressette non capisco una mazza; eppure le regole "le so"; ma evidentemente non basta.

Infine, perchè certo la scienza è una gran cosa, talora si riesce a fare predizioni estremamente precise, e soprattutto si arriva allo stesso risultato senza essercisi messi d'accordo prima (e questo elemento di intersoggettività è di una potenza impressionante); peccato, però, che ci si stia occupando solo di numeri primi, o del singolo elettrone nel campo del nucleo idrogenoide.
Come dice Wittgenstein anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto una risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure toccati.



PS: anch'io suono la batteria; ma solo a tempo perso; e poi sono rimasto musicalmente bloccato da qualche parte tra il '79 e l'83 - ogni riferimento...